NORMALE

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NORMALE si occupa di architettura a partire dai comportamenti delle persone e dal modo in cui si vestono le ragazze.

COMPORTAMENTI (ovvero: su Maporama fanno 1127 chilometri passati ad evitare i mig sovietici)

Appena si presenta la possibilità di inaugurare una linea di ricerca assimilabile ad un circolo vizioso o una nuova modalità di comunicazione efficientemente blindata verso l’esterno, l’architettura è lì ad approfittarne, proseguendo un allontanamento progressivo dalla vita e dalla comprensione delle persone. Lo scenario consueto è quello di vernissages cercati e frequentati solo da architetti, di luoghi web teatro di scontri tanto epici quanto noiosi ed ignorati, soprattutto di progetti ed edifici autoreferenziali.
 
Se alla propensione verso l’isolamento comunicativo aggiungiamo ancora una vena di snobismo nei confronti del proprio stesso pubblico il minimo è che la diffidenza verso tutto ciò  aumenti parecchio. Nell’immaginario comune e nella pratica, l’architettura coincide ormai di fatto con il componente debole e ultimo di una pratica edilizia basata sull’ottimizzazione della cubatura.

La mancanza  di attenzione alle persone trova anche conferme visive in quello strano oggetto claudicante cui è stato ormai ridotto il rendering, dove personaggi male ritagliati e sempre uguali si affannano in tentativi un po’ tristi di patinare immagini piuttosto ripetitive e di poca tecnica. Il senso di estraneità (unica specialità comunicativa del settore) inizia proprio da queste modelle ammiccanti e fuori luogo, inizia dalla prospettiva incerta e veloce cui sono costretti i soliti passanti meccanici, casuali e spesso semitrasparenti.

Strano, ma appare ormai ingenua la possibilità di una architettura che nasca dall’idea stessa di essere abitata e percorsa ed immagini di realizzare un palcoscenico adeguato a ciò che le persone desiderano essere anche provvisoriamente. Sembrerebbe possibile invece arrivare alle persone così come ci riescono la grafica, il design, la moda, le pubblicità. Più che condizionare, questi meccanismi offrono possibilità di accesso alla bellezza. Certo in un panorama culturale modificato e più lieve. Ma la bellezza passa attraverso queste modalità di produzione e comunicazione che insegnano come essere vicini alla vita delle persone, come poter costruire esibizioni e comportamenti veloci e soddisfacenti.

Daniel Egnéus + Also, Nidi.
Invidio piuttosto in profondità Giovanni La Varra, che in un recente articolo sul magazine Aria, trova l’immagine più adeguata ad esprimere il potenziale dei comportamenti delle persone verso gli spazi pubblici. La Varra rievoca infatti il volo poetico ed assurdo del 19enne Mathias Rust. Il pilota dilettante partito nel 1987 (ultimi anni della guerra fredda) da Helsinki per atterrare con il suo Cesna sulla piazza rossa di Mosca. Su Maporama fanno 1127 chilometri passati ad evitare i mig sovietici.

“Ad una scala completamente diversa, nelle nostre piccole città, è come se ogni giorno atterrassero tanti Cesna che ci dicono continuamente che lo spazio pubblico ha cambiato natura”. Si perché lo spazio pubblico tradizionale o sopravvive attraverso stentate rappresentazioni di fontanella + cipressi + monumento ai caduti, oppure viene ormai rimpiazzato dalla dotazione personale ed obbligatoria di blog + myspace + flickr. Secondo l’età. Resiste però una fascia di spazi a bassa manutenzione, non codificati, interstiziali, fertili in termini di uso. Luoghi in cui si svolgono prove e messe in scena di comportamenti ed ambizioni visive personali, luoghi che una architettura lontana dalle persone e da ciò che queste vogliono essere non riesce proprio ad immaginare se non sterilizzandoli in partenza.

“Tanti piccoli Cesna che ci dicono che una piazza può essere un aeroporto, che un parcheggio può essere una piazza, che un terreno abbandonato può essere accogliente.”

COME SI VESTONO LE RAGAZZE

Daniel Egnéus, sketch from the intimate museum.
“Devo dire che non ho particolare gusto per la moda femminile. Però guardo molto al modo in cui le ragazze si vestono. Il vestire femminile è a mio avviso il luogo in cui la sensibilità moderna raggiunge la sua attenzione assoluta.” (A. Barrie, R. Choochuey, S. Mirti: Toyo Ito. Istruzioni per l’uso, Postmedia Books, Milano, 2004)

Luca Diffuse  info@alsoavailable.net