Sentimenti e progetti per il padiglione italiano

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al Ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi,
alla Direttrice Generale della PaBAAC e Commissario della partecipazione italiana Maddalena Ragni

Queste settimane hanno offerto l’occasione di chiedersi quale potesse essere lo strumento - da dedicare alla ricerca in architettura - capace di definirne ancora il senso e la coscienza critica, capace di riprendere una relazione intima con il territorio e esprimerla alle persone che ci abitano.

La forma naturale per questo processo di recupero della realtà e delle relazioni sta nell’immaginare un lavoro collettivo attorno ad una nuova piattaforma editoriale di critica, narrativa e progetto di architettura. Una piattaforma collettiva.

Le pagine che seguono illustrano un progetto che potrebbe essere ospitato dal padiglione, scritto da circa venti progettisti e si concludono con le adesioni ricevute.

È un progetto aperto anche al futuro curatore e a tutti gli interlocutori interessati, un progetto che è anche espressione dell’approccio proposto da David Chipperfield: Siamo partiti dal desiderio di enfatizzare idee condivise al di là della creazione individuale, e ci siamo resi conto che questo ci imponeva di attivare dialoghi piuttosto che selezionare singoli partecipanti.

Grazie

inèdite
il progetto

Il padiglione Italia ospiterà il lavoro di ricerca che porterà alla nascita di un nuovo soggetto editoriale, inèdite. Una piattaforma capace di esprimersi attraverso produzioni in spazi reali e attraverso la distribuzione di contenuti su ogni dispositivo. Un progetto capace di formarsi nel tempo della mostra e continuare anche dopo la fine dell’estate.

Il lavoro sarà diviso in sezioni tematiche affidate a curatori che ne alimenteranno la produzione attraverso seminari, invitando progettisti ad autori, proponendo bandi su temi specifici, esaminando le candidature spontanee. Ogni sezione metterà a disposizione dei visitatori l’archivio dei lavori raccontandole ai visitatori, sempre così vicini al processo tanto da poterlo scrivere.

Nel padiglione alloggeranno le persone che si avvicenderanno al lavoro nelle sezioni, si lavorerà, si accoglieranno i visitatori, personalmente. Mostrando il lavoro in corso e ascoltando esperienze e contributi.

Il padiglione Italia inizierà il suo lavoro quando tutte le altre partecipazioni nazionali festeggeranno l’inaugurazione della mostra e la conclusione dei loro lavori.

L’inaugurazione di questo Padiglione Italia avrà invece senso quando le sensibilità e le competenze artigianali, il lavoro di centinaia di persone sarà riuscito ad attivare inèdite. Sul web, sulla carta, negli spazi progetto collegati.

Queste sono le sezioni di lavoro:
-    Il sole nero, repertori visuali;
-    L’incanto, grafica e tipografia;
-    Fare e non effettuare, critica;
-    Un racconto immobile, progetto;
-    Geografie dell’aria, possibilità dei margini;
-    Fare altre cose, attivazione di spazi progetto sul territorio;

Il sole nero
sezione di studio 1




È una sezione formale, visiva, antropologica dedicata alla luminosità di cui sono capaci le superfici nel nostro paese ed al loro rapporto con i tagli e le ombre.

 ‘Fu sentimento antichissimo che li Dei si lasciassero di tratto vedere dagli uomini’scriveva nel 1851 Giacomo Leopardi, in una delle trecento fitte pagine ‘ sopra gli errori popolari degli antichi’ [...] ma la qualificazione di ‘antiche’ deriva da ‘antiquus’, o da ‘anticus’? ‘Anticus’, si sa quello che vuol dire; quando ad ‘anticus’, contrario di ‘posticus’, indica il sud, l’ora del sud. Le favole in questione sono favole ‘antiche’ o favole ‘ meridiane’? Il più bel passo del ‘Saggio’ fra l’altro è quello intitolato Del meriggio ed ha come oggetto l’ora in cui ‘il sole stesso sembra imbrunire per il calore’. E’ vero che gli Dei sogliono apparire di notte: ma è in quest’ora che la loro apparizione è più terrificante e sublime.

(Pier Paolo Pasolini, Prefazione posticipata al tema metafisico di Petrolio)

Narrative
Si è interrotta la consuetudine di pensare ad architetture concrete, capaci di una relazione drammatica tra la luce che le colpisce e il terreno scuro su cui poggiano. Questa sezione costruisce un repertorio visivo e narrativo il più ampio possibile di questo rapporto evocativo, per ispirarne versioni nuove e contemporanee.

Poetiche
Renzo Vespignani, Gianni di Venanzo, Emilio Greco, Luigi Moretti,...

L’incanto
sezione di studio 2




È una sezione formale e visiva dedicata alla composizione tipografica ed alla grafica.

Nella sua prefazione al Manuale Tipografico (1818), Bodoni espone i quattro principi o qualità che costituiscono la bellezza di una famiglia di caratteri tipografici. La quarta ed ultima qualità è l'incanto, una qualità difficile da definire.
Ma forse più sicuro è ristringerci a dire che han grazia le lettere, quando sembran scritte non già con isvogliatezza o con fretta, ma piuttosto, che con impegno e pena, con felicità ed amore.

Narrative
L’isolamento dei progettisti si rivela anche dalla qualità consueta della comunicazione del progetto. Questa sezione lavora ad interrompere la malinconia di questa offerta esplorando artigianalmente le relazioni tra la rappresentazione dell’architettura e la composizione dei testi.

Poetiche
Fredrick Teschner, Pierre-Simon Fournier, Karel Martens,...

Fare e non effettuare
sezione di studio 3



È una sezione critica ed antropologica dedicata a come le comunità comunicano tra loro e verso l’esterno.

E’ anche la sezione che studia l’influenza che i dispositivi e i formati standard della comunicazione hanno sul contatto con la realtà delle persone che li usano e sull’abitudine alla produzione di contenuti semplificati.

[...] Chi parla l'antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla, crede di dover sottintendere: ‘io parlo di queste cose per caso, ma la mia funzione è ben più in alto delle cose che dico e che faccio, la mia funzione è più in alto di tutto, anche di me stesso’. La motivazione psicologica dell'antilingua è la mancanza di un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l'odio per se stessi.
[...] Perciò dove trionfa l'antilingua - l'italiano di chi non sa dire "ho fatto" ma deve dire "ho effettuato" - la lingua viene uccisa.

(Italo Calvino - Saggi 1945-1985 a cura di Mario Barenghi, Arnoldo Mondadori Editore)

Narrative
E’ la sezione più prossima alla critica dell’espressione sociale del progetto e dei progettisti. Una critica da indirizzare anche alla disattenzione e alla confusione nell’uso dei dispositivi più recenti, che porta a sottovalutare le dinamiche collettive di produzione ed aumento dei contenuti.

Poetiche
Gianfranco Contini, Mario Alicata,...

Un racconto immobile
sezione di studio 4




È la sezione di lavoro principale, dedicata al progetto di architettura. Si occupa della possibilità di una vocazione poetica per la condizione attuale del territorio. Il metodo è quello del realismo indiretto. Metodo che lavora al rapporto tra condizione (ciò che il territorio esprime in senso arcaico o naturale) e vocazione (ciò che il progettista propone a partire dalla condizione). Un rapporto simile magari a quello che stabilisce il traduttore tra il testo originale e la sua versione:

Il suo compito, a mio parere, è più umile e umano che non si pensi: il suo è un servizio, un'assistenza prestata da un vedente a uso dei non vedenti; qualcosa di simile a chi aiuta un cieco ad attraversare la strada. Dove per cecità si intende la barriera d'una lingua straniera. […] Freddezza e passione, dunque, ci vogliono entrambe. Il traduttore deve essere insieme un mistico e un ingegnere. Quindi, tradurre è più di un esercizio: è un gesto di ascesi e di amore.
(M. Onofri, Gesualdo Bufalino: autoritratto con personaggio, Nuove Effemeridi, 1992, pp. 31-32)

Chi sa quanto è raro nella poesia popolare costruire un sogno senza rifugiarsi nell’evasione, apprezzerà queste punte estreme d’un autocoscienza che non rifiuta l’invenzione di un destino, questa forza di realtà che interamente esplode in fantasia. Miglior lezione, poetica e morale, le fiabe non potrebbero darci.
(Italo Calvino, introduzione alle Fiabe italiane, 1956)

 
Poetiche
Questa sezione definisce ancora una volta lo spazio e le relazioni con esso in cui impegnare il lavoro di architetto. Scegliendo lo spazio minimo della creazione poetica attorno a storie già scritte, che prima di essere nuovamente interpretate e raccontate vanno ascoltate e mandate a memoria.

È ancora una volta l’invito ad una estrema aderenza alla realtà che assieme alla capacità di descrivere le cose come sono, descrive la vocazione come ‘punta estrema di una autococoscienza’.

Di contro al mondo dei re, quello dei contadini. L’avvio realistico di molte fiabe, il dato di partenza d’una condizione di estrema miseria, di fame, di mancanza di lavoro è caratteristico di molto folklore narrativo italiano[...] ma la situazione “realistica” della miseria non è solo un motivo d’apertura della fiaba, una specie di trampolino per il salto nel meraviglioso, un termine di contrasto con il regale ed il sovrannaturale.

Perché attraverso le parole di una persona, le fiabe o i racconti storici prendono coscienza della creazione poetica di chi narra. Esiste un margine aperto e possibile che le migliori narrazioni personali sanno prendersi ed interpretare rispetto al fatto nudo o alla ripetizione identica della fiaba.

Geografie dell’aria
sezione di studio 5




È la sezione dedicata alle condizioni di margine e alle sue inattese possibilità.

Dovremmo trovare una misura per abitare bene questi luoghi nuovi. Questo dovremmo fare piuttosto che lamentarci di come si stava un tempo. I nostri paesi non sono mai stati tanto interessanti come adesso, hanno l’aria di una volta e riescono comunque ad accogliere l’aria di questo tempo. Hanno forze e intensità a cui non sappiamo attingere perché non li guardiamo, non sappiamo amarli.
(Franco Arminio, Terracarne)

Narrative
La sezione si occuperà delle dinamiche emotive connesse al campo che si stabilisce tra isolamento/concentrazione e comunicazione/intrattenimento; del senso dell’abitare e della natura nei sistemi abbandonati, quindi della fine dell’antropocentrismo; della narrazione, dell’uso della registrazione e della rimessa in rete di contenuti in senso antropologico.

Poetiche
Pietro Angelerio, Michelangelo Frammartino, Baltic-Nordic Network of Remote Art & Residency Centres, Palomar,...

Fare altre cose
sezione di studio 6


È la sezione dedicata alla attivazione di spazi progetto capaci di costituire anche la piattaforma reale attraverso cui inèdite svolgerà il proprio lavoro prima, durante, dopo la Biennale. E’ anche con questo obiettivo che inèdite sceglie di spendere la percentuale più alta possibile del budget al di fuori del padiglione stesso.

L’allestimento

Il progetto di allestimento dello spazio interno (di Luca Diffuse e Matteo Sartori, Clinicaurbana) offre gli alloggi ed i tavoli da lavoro alle persone che si avvicenderanno nelle sezioni di inèdite. Il progetto prevede anche delle pareti per isolare le sezioni e come supporto per raccontare il processo in corso ai visitatori.

Il costo dell’allestimento, capace di alloggiare dalle 20 alle 40 persone, è di 54.000 Euro + I.V.A. (Vedi allegati). Il tempo di montaggio previsto è di tre settimane.

Le ulteriori voci di spesa, non qui stimate, si riferiranno al catering o alla cucina per i residenti nel padiglione, ai servizi igenici ed agli effetti personali, agli eventi live da programmare per ogni giorno della mostra.

A questo riguardo si ricorda l’intenzione di fare di inédite un soggetto editoriale reale, capace di assumere nel tempo della mostra e quindi della sua formazione, la forma giuridica più adatta alla sua gestione. Un soggetto capace anche di stabilire relazioni commerciali e generare profitti.

Perchè inédite non è interessato ad allestire un display da rottamare alla fine dell’estate.

Coordinamento di Luca Diffuse, con Guido Incerti, Matteo Sartori (Clinicaurbana), Luca Silenzi, Paolo Valente. E con http://www.normale.net/writable/File/adesioni0305.pdf
Comments (2)
  • #1 Nicola Di Croce
    26/04/2012

    Sono appena tornato dall'inaugurazione della biennale d'arte di Berlino, neanche a volerlo fare apposta il tema era "occupy biennale": una serie di spazi instabili di protesta più politica e sociale che in senso stretto artistica, un enorme cerchio di persone che scambiava a turno opinioni e condivideva, più di ogni altra cosa, questo strano senso del vivere senza appigli, quasi a dire che prima di parlare d'arte c'è da pensare al ben-essere, che l'arte da sola resta impotente. E allora una biennale di architettura non può che andare ancora oltre, a costruire una trama ancora più reale -appunto, non c'è niente da festeggiare in senso istituzionale- piuttosto lavorare su sensibilità e competenze a questo progetto condiviso che diventa giorno per giorno inevitabile.

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  • #2 Leonardo Mussetola
    27/04/2012

    Decisamente un progetto ambizioso, complesso quanto interessante. Per come lo immagino ci saranno un gran numero di persone in continuo movimento, coordinare tutti questi gruppi di lavoro potrebbe rivelarsi veramente impegnativo. Per quanto riguarda il progetto in se vorrei offrire alcuni spunti. Da quello che ho compreso da una lettura serale si tratta di una serie workshop "fluidi" che richiederanno l'apporto di persone presenti quantomeno per alcune ore. A mio avviso andrebbe valutata anche la possibilità di sfruttare l'apporto del visitatore "volante": brevi interviste anche di una sola bruciante domanda, scritte o verbali magari filmando le risposte. Persone comuni, artisti e architetti, ad una domanda "a bruciapelo" potrebbero rispondere in maniera estemporanea, proponendo idee magari più leggere, ma per questo prive di un eccesso di "sovrameditazione" che questo tipo di esperienze possono generare. Potremmo definirlo un processo di architettura "demografica" più che democratica, volendo lo si potrebbe vedere proprio come un padiglione auricolare nel senso aperto all'ascolto delle risposte del mondo. Queste risposte potranno poi essere raccolte e analizzate all'interno di un wokshop finale o successivo alla biennale ed essere soggetti, con i risultati del workshop, di una specifica pubblicazione.

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